Paesaggi, oggi. Dalla devastazione a percorsi virtuosi. Come?

Appunti per una conversazione Di: Arch. Pietro Zanlari

In tempi di crisi la pianificazione del territorio, “arte” di per se complessa, diviene attività ancor più difficile: con risorse inferiori alla norma viene richiesto ai tecnici di generare meccanismi e favorire iniziative capaci di riportare fiducia e interesse nelle attività di trasformazione del territorio, quando i mercati sono saturi e la offerta edilizia supera di gran lunga la domanda.
Di una cosa ci si è resi conto, sia pure in modo tardivo: la espansione urbana, edilizia e infrastrutturale nel recente periodo ha superato i bisogni e le richieste dei cittadini e per lo più, almeno alla nostra latitudine, è stata  progettata e governata male! Intendo dire che, a fronte di un cospicuo spreco di risorse e di territorio, non ha generato alcuna qualità, anzi, ha creato ennesime “periferie”; nipoti della mentalità igienista degli anni ’20 e ’30 e figlie della cultura degli standard del secondo dopoguerra, le espansioni recenti non hanno riconosciuto i limiti delle precedenti esperienze, proseguendo una strada “senza qualità” che appare con evidenza: un insieme di aree semiurbanizzate prive di identità, di centralità e di caratteri propri, che stanno intorno alla città, senza averne diritto di appartenenza.
Si è evidentemente perduto per la via, inoltre, uno dei criteri che sembravano connotare il primo PSC dei nostri capoluoghi: la volontà di ritrovare un limite chiaro tra città e campagna!
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