Una piazza per Porporano? | Antitarlo 1

Di: Noi oltre la strada

Egregio Signor Sindaco, Egregi Assessori all’Urbanistica e ai LL.PP. Cinquant’anni di attesa trascorsi invano? La tanto attesa piazza di Porporano non si fa più? Perché? Questi sono i quesiti che le comunità di Porporano e dei centri vicini, preoccupate, si pongono in questi giorni. A fronte della chiesa del paese e a fianco della scuola doveva sorgere la auspicata piazza per offrire agli abitanti quel punto di riferimento che è sempre mancato: un elemento di centralità dove attendere i bimbi che escono da scuola, dove comprare i giornali, un gelato, le sigarette e fare due chiacchiere con gli amici sotto un’ombra ventilata o protetti da un porticato accogliente magari attrezzato, perché no?, con un bel caffè, con la farmacia che manca in zona, con un utile minimarket. Era programmata, la piazza di Porporano, fino dagli anni ’60, quando la scuola venne trasferita nella attuale sede, lasciando un ampio spazio destinato allo scopo all’angolo tra strada Bassa dei Folli e strada Bodrio; ben presto gli strumenti urbanistici recepirono la indicazione politico – programmatica e classificarono l’area a destinazione pubblica.

Alcuni altri amici ricordano esplicite promesse fatte in tal senso dai sindaci Grossi, Colla e da vari assessori; citano le conferme implicite di tale orientamento nelle parole e nei piani del sindaco Ubaldi e degli assessori Lavagetto e Lisi. Quest’ultimo, a fronte di una precisa domanda, ribadisce in una delle due o tre inaugurazioni fatte per l’ampliamento (deludente) della scuola, che l’area in questione era destinata alla pubblica piazza di Porporano. Gli abitanti, del resto, sono rassicurati dalla precisa destinazione a “Verde Pubblico Attrezzato” attribuitale da PSC e POC. Oggi invece, come per miracolo (bisogna dire che –più o meno- tale è, viste le indicazioni dei piani) al posto della piazza ci viene detto che sorgeranno condomini privati! Oltre che sbalorditi, siamo a dir poco contrariati!

Non ci venga risposto, Signor Sindaco e Signori Assessori, che il procedimento è giustificato da procedure legittime (ancorché incomprensibili per la cittadinanza) quali l’art.18 della L.20/2000. E’ della assoluta inopportunità del provvedimento che vogliamo parlare e dello spregio per le esigenze e le aspettative degli abitanti che porta con se: il provvedimento che permetterebbe a privati di costruire su di un’area destinata da tantissimo tempo ad uso pubblico sarebbe motivato (citiamo dalla Variante al POC) “per assumere nella pianificazione proposte di progetti di interesse per la comunità locale”! Ebbene la comunità locale non solo non è d’accordo e non ne trae alcun interesse, ma protesta vivacemente e chiede di annullare il provvedimento, ovvero di trovare soluzioni alternative.

La cittadinanza sottolinea che ampi spazi antistanti la chiesa e la scuola devono essere confermati ad uso pubblico e dotati di parcheggi e di luoghi di aggregazione. Possibile che l’ampliamento della scuola e la creazione di sale di uso comune non abbiano comportato proporzionati posti auto e uscita bambini adeguata? Dov’è la “iniziativa di interesse per la comunità locale” che giustifica l’uso dell’art.18, assegnando un’area a destinazione pubblica alla edificazione privata? Non esiste; mancano quindi i requisiti necessari per la sua applicazione.

Notiamo che alla determina comunale che ha modificato in tale deprecabile direzione il POC non erano presenti ne il Sindaco ne gli Assessori competenti. Questo ci fa sinceramente sperare che gli stessi non siano coinvolti in una decisione così impopolare e sgradita alla cittadinanza tutta (a parte il soggetto attuatore privato); siamo pertanto convinti che gli stessi vogliano intervenire con prontezza ponendo rimedio a tale assurda scelta e rassicurandoci sul fatto che Porporano, nell’arco di tempo del loro mandato, possa finalmente veder iniziare i lavori per la piazza tanto desiderata da sembrare quasi impossibile.

Scarica il POC previgente e il POC variato di Porporano

Il punto di vista della FAPP
La posizione rappresentata pare essere largamente condivisibile: i centri minori  sono stati trascurati dalla pianificazione da decenni; anzi spesso utilizzati per scaricare le funzioni di servizio alla città. Devono costituire, invece, nuclei di riferimento vivibili e attrattivi e soprattutto devono essere dotati dei luoghi di aggregazione ove socializzare in modo piacevole e sicuro. La piazza è certamente il nucleo base del tessuto urbanistico se parliamo di spazi per la socializzazione; in particolare se, sulla piazza, gravitano i principali edifici pubblici quali scuola, chiesa, teatro assieme al commercio di quartiere e ai pubblici esercizi. Costituisce l’elemento di centralità, il punto di incontro, il luogo simbolo della comunità, lo spazio ove attendere l’uscita dei bimbi dalla scuola, salutarsi dopo la messa, conoscere i vicini, incontrare persone… La ambizione della comunità di Porporano di avere una piazza e di averla in quel preciso posto è pertanto legittima e motivata.

Quanto al fatto di trasformare un’area classificata e destinata da anni dagli strumenti urbanistici ad uso pubblico in residenziale privata di completamento, si può dire che è senz’altro scelta inusuale, quasi certamente sgradita ai più, ma non necessariamente illegittima, vista la complessità e il margine di interpretazione lasciato alle Amministrazioni locali dalla legislazione vigente. Vediamo di inquadrare il tema: gli strumenti di pianificazione territoriale servono a prefigurare le trasformazioni territoriali da compiersi legittimamente negli anni a venire; il che, tra l’altro, attribuisce alle aree valori venali assai diversi.

Tuttavia l’art.18 della Legge RER 20/2000 “Accordi con i privati” così recita: “Gli enti locali possono concludere accordi con soggetti privati per assumere nella pianificazione proposte di progetti e iniziative di rilevante interesse per la comunità locale…” La natura delle proposte che possono formare oggetto di Accordo è dunque precisata chiaramente dalla legge: si tratta di “progetti o iniziative” di “rilevante interesse” per la “comunità locale”. I contenuti che giustificano l’utilizzo dell’art.18 devono quindi rispondere ad una precisa esigenza pubblica verificata e ancora insoddisfatta nello specifico contesto interessato. Tale interesse deve anche essere “rilevante”: “si pone quindi il problema di individuare una forma di misurabilità della rilevanza. Una verifica in tal senso opportuna è costituita dalla comparazione fra la dimensione monetaria del vantaggio pubblico rispetto a quello privato derivante dall’Accordo”. Ancora: “dal punto di vista qualitativo la attività negoziale deve essere pienamente inserita nel quadro degli obiettivi perseguiti con la programmazione, siano essi di carattere urbano, ambientale o sociale; e non costituisce pratica derogatoria” (citiamo dagli atti dei convegni di Bologna 2003 e Rimini 2004). Questo concetto è rinforzato dall’ art.3 della L 20 che richiede che la scelta da cui trae fondamento l’Accordo sia motivata nei suoi presupposti di aderenza agli obiettivi specifici della pianificazione urbanistica locale.

Esemplificando: esistono precedenti autorevoli, ben costruiti, che non hanno dato adito a contestazioni di sorta in cui il”rilevante interesse” per la “comunità locale” è stato individuato anche nella acquisizione di aree destinate a servizi pubblici a prezzo vantaggioso. Le motivazioni che le hanno accompagnate hanno infatti dimostrato con chiarezza:

  1. la sostenibilità ambientale e territoriale della proposta a garanzia che lo specifico vantaggio pubblico dell’Accordo non sia causa di svantaggi pubblici in altre direzioni
  2. il vantaggioso raffronto monetario fra vantaggi pubblici e privati ottenibili

Risulta evidente che il bilanciamento tra vantaggio pubblico e privato deve trovare un punto di equilibrio ed è considerato fattore essenziale. In sintesi nelle intenzioni del legislatore regionale l’art. 18 della L 20/2000 ha lo scopo di perseguire il raggiungimento di obiettivi pubblici previsti e individuati dalla pianificazione, rendendolo possibile grazie ad Accordo con privati che, a loro volta, vedano migliorate le previsioni urbanistiche che li riguardano, senza pregiudizio pubblico.

Nel caso in esame l’ipotesi percorribile per la individuazione delle “ragioni di interesse comune” potrebbe essere ricercata nel fatto che il municipio (e quindi la collettvità) risparmia il costo per l’esproprio dell’area per l’ampliamento della scuola la cui realizzazione era correttamente individuata dagli strumenti di piano; l’interesse del privato attuatore dei condomini, per contro, sta nella possibilità di costruire - attenzione! - non solo in un’area non pianificata per tale uso, bensì in un’area classificata, fino a ieri, a destinazione pubblica. A questo punto si dovrebbe procedere alla verifica delle due condizioni sopra menzionate: che l’Accordo non sia causa di svantaggi pubblici in altre direzioni e che il raffronto monetario tra vantaggi pubblici e privati sia equilibrato.

Quale è, dunque, il rapporto tra il presunto valore di esproprio per la espansione della scuola e un presunto valore del lotto divenuto edificabile? E’ realistico pensare che ci sia una giusta proporzione? La classificazione a residenziale di un’area ex agricola, posta, che so, sul retro della scuola, non avrebbe prodotto un rientro economico più che adeguato per i proprietari dell’area ove la scuola si è allargata? Questo avrebbe consentito la realizzazione della piazza, magari proprio anche con il sostegno degli stessi soggetti attuatori dell’intervento privato, che certo ne avrebbe tratto giovamento.

La cospicua riduzione delle superfici destinate ad uso pubblico per la comunità locale, si legge nella Relazione Tecnica che accompagna la variante POC, “non inficia il bilancio positivo nel PSC”: questo pare contrastare con una evidente riduzione delle aree già previste a verde, mentre quelle destinate a scuola erano già classificate. Oltre a ciò pare evidente che le residue aree a verde pubblico (nelle intenzioni dei locali da destinarsi a piazza), essendo intercluse e non prospicienti gli edifici pubblici, debbano essere quantomeno reinterpretate per poter assumere una rilevanza di interesse comune.

Questi quesiti sono certo degni di una risposta da parte della Pubblica Amministrazione; pena la perdita di credibilità degli strumenti di pianificazione territoriale e cioè di strumenti fondamentali per una corretta ed equa convivenza civile in un territorio che è patrimonio di tutti, prima che dei singoli interessati. Ovviamente le risposte alle esigenze espresse dalla comunità locale potranno trovare soddisfazione anche con differenti ipotesi progettuali, per le quali ci sentiamo di raccomandare, fin da ora, una maggiore attenzione agli aspetti qualitativi (per favore non trasformiamo il centro del paese in un parcheggio per auto!); tuttavia, anche considerando l’art.18 come strumento di fattibilità, la mancata realizzazione della piazza di Porporano a fronte di chiesa e scuola è da ritenersi una occasione sprecata.