Il ruolo del recupero del patrimonio pubblico dismesso o sottoutilizzato

nelle politiche urbane per il prossimo futuro

La Fondazione Architetti Parma e Piacenza nasce due anni orsono per volontà degli Ordini degli Architetti PPC delle provincie di Pr e Pc con lo scopo di promuovere la cultura e la formazione architettonica come componente sociale rilevante. Fin dall’inizio la FAPP ha individuato il problema del recupero dei complessi monumentali pubblici dismessi o sottoutilizzati come elemento decisivo per una revisione radicale delle politiche territoriali; allo scopo ha intrapreso un percorso insieme con gli Ordini professionali teso a fornire un contributo approfondito e propositivo, finalizzato ad offrire agli enti preposti alla gestione e alla tutela di tali organismi e alle città alcuni strumenti ritenuti utili per fare scelte corrette e consapevoli.

Tra questi:

  • un primo elenco del patrimonio: è emerso un dato impressionante sia per quantità che per qualità. Anche limitandoci  ai complessi assimilabili al termine “Beni Culturali”, così come definiti dalle leggi dello Stato, si parla per la sola città di Pr di ben più di 150.000 mq. e di ben oltre mezzo milione di mc.
  • Una sollecitazione alle Amministrazioni Pubbliche di individuare una pur sommaria lista del fabbisogno di spazi per attività da loro gestite. In questo caso la risposta, fatte salve alcune necessità chiaramente identificate (p.e. scuole, biblioteche o attività socio-sanitarie), è stata pressochè unanime nella direzione, nei casi migliori, di un consolidamento dello status quo ante ma, più spesso, di una esigenza di ridimensionamento.
  • Una raccolta di elementi conoscitivi sui singoli complessi. Pur senza ambizioni scientifiche, abbiamo promosso una raccolta di studi, di rilievi e di progetti di interventi realizzati o in itinere arrivando anche alle più recenti vicende. Intendiamo mettere queste informazioni a disposizione della collettività in occasione di incontri pubblici già programmati: il 1 febbraio su San Francesco del Prato, il 1 marzo sull’Ospedale della Misericordia, in aprile su San Luca degli Eremitani e in maggio su San Paolo per quanto riguarda Pr e ulteriori incontri in fase di programmazione sulla dismissione dell’imponente patrimonio militare a Pc.
  • Una indagine sulle forme di partenariato pubblico-privato per il recupero dei Beni Culturali. Alla luce delle realtà evidenziatesi, ed in particolare del rapporto tra la enormità del patrimonio (che certamente è tale da soddisfare pienamente tutte le esigenze che emergano), il fabbisogno pubblico e le condizioni reali di bilancio degli enti pubblici, abbiamo promosso un incontro pubblico finalizzato ad indagare le forme di PPP specificatamente previste per il recupero dei Beni Culturali ed una raccolta di esempi realizzati e in fase di realizzazione sull’intero territorio nazionale con tale procedura. I risultati sono in fase di pubblicazione.
  • La FAPP, con puro spirito di servizio e per favorire efficacia al dibattito generato, ha raccolto e messo a disposizione le norme che regolano la materia e riepilogato il ruolo assegnato dal diritto alle parti coinvolte. In estrema sintesi: agli organismi culturali, alle rappresentanze della società civile e di categoria la evidenziazione degli assunti di parte e financo attività propositive, alle Soprintendenze la salvaguardia dei Beni e la valutazione della correttezza e della compatibilità dei progetti, alle Pubbliche Amministrazioni la responsabilità delle scelte strategiche e la titolarità delle iniziative, ai soggetti attuatori il rispetto delle forme e dei contenuti previsti dagli accordi attuativi e dalle norme vigenti.

Avendo ricevuto riscontro dell’utilità del percorso intrapreso da parte delle Amministrazioni Pubbliche, degli organi preposti alla tutela del patrimonio e degli organismi culturali coinvolti, che hanno voluto sostenere la nostra attività con il loro patrocinio, intendiamo continuare sulla strada intrapresa e saremo ben lieti di accogliere i contributi di chi voglia partecipare alle prossime iniziative.

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Di  arch. Pietro Zanlari