Lettera aperta

di Pietro Zanlari - Presidente FAPP dal 2010 al 2013

La cultura architettonica non è che una parte della cultura di una società. Una parte rilevante: infatti l’architettura è l’espressione più tangibile, per certi versi emblematica, di una società. Credo si possa dire che conoscere, capire, valutare, discutere, migliorare l’architettura significhi volontà di operare per il miglioramento della propria società.  L’insieme delle azioni ascrivibili all’operato dell’architetto è di grande vastità,  e prescinde dall’andamento altalenante della stampa di cui gode: interessa la individuazione di obiettivi  civici ed economici, la conseguente pianificazione delle trasformazioni del territorio, il progetto e la realizzazione di tali interventi, l’intero mondo delle costruzioni, del design, della grafica; si inserisce sempre più nel mondo della produzione industriale provenendo da un consolidato rapporto con quello artigianale. Oggi il fare dell’architetto si insinua nella programmazione e nella gestione delle attività infrastrutturali, fieristiche, espositive, museali, nel web, nella comunicazione, nella pubblicità. Da sempre è parte integrante degli organismi di piano e di controllo della pubblica amministrazione.

Oggi, dunque, architettura non è certo solo il progetto di un fabbricato: oltre che contributo alla definizione dell’abitare e dei luoghi di lavoro è città, piazze, monumenti, giardini, il paesaggio, il territorio, l’ambiente.  La buona architettura del nostro tempo vuole essere pratica, bella e funzionale, ergonomica, sostenibile sotto il profilo economico, etico ed ecologico. Ha acquisito da tempo e diffuso il concetto che non è sufficiente occuparsi di nuove costruzioni e di restauri; occorre infatti anche saper demolire, sostituire, riconvertire, riqualificare, perseguire la tutela ed anche il restauro del paesaggio, evitando sprechi di risorse, di energia e di territorio.  Mi paiono concetti solo in apparenza banali nella loro ovvietà, ma ben lungi dall’essere condivisi, sanciti -come sono- da una legislazione contradditoria e frammentata e da norme episodiche mal coordinate; e dunque troppo spesso disattesi negli esiti delle pianificazioni che ancora oggi, paradossalmente, costringono gli operatori nella arcaica opposta direzione del consumo e dello spreco.  Per ottenere obiettivi alti è, dunque, necessario un operatore qualificato e consapevole ma anche un contesto maturo e disponibile, nell’interesse stesso della società. Come raggiungere simili traguardi?  Occorre un cospicuo lavoro di aggiornamento tecnico professionale da una parte e una diffusa crescita culturale dall’altra.

La Fondazione Architetti Parma e Piacenza nasce con lo scopo di promuovere  una più consapevole ed evoluta cultura del territorio e dell’ambiente e di migliorare e valorizzare la professione di architetto, restituendole quel ruolo sociale che deve competerle in una società evoluta. Proporremo e sosterremo, ci auguriamo con l’aiuto di tanti, iniziative volte a perseguire questa ambiziosa idea. Solleciteremo ricerche scientifiche, faremo corsi per qualificare i giovani e conferenze pubbliche per stimolare un dibattito -oggi largamente insufficiente- sull’attualità, lezioni aperte per divulgare la conoscenza del patrimonio; intendiamo promuovere convegni e mostre sui grandi temi che connotano l’Emilia occidentale, nostro bacino naturale di interesse. Parma e Piacenza sono province ricche di storia, di potenzialità, di paesaggi, di architetture e di architetti che attendono solo di essere meglio conosciuti e apprezzati, di luoghi pregevoli e di siti che possono offrire occasione di sviluppo qualificato. Vogliamo trovare nelle pubbliche amministrazioni un interlocutore abituale, offrendo un confronto costruttivo; ci offriamo come veicolo informativo, punto di raccolta degli strumenti legislativi, normativi e di piano che interessano il nostro territorio. Insomma intendiamo da un lato offrire servizi per gli iscritti agli ordini professionali, dall’altro contribuire, con la implementazione delle conoscenze e della cultura architettonica, al dibattito sulle scelte strategiche per i nostri contesti territoriali.

La cultura del singolo, se isolata e incapace di comunicare, si riduce, oggi più che mai, a vano esercizio accademico; così la nostra azione sarà del tutto inefficace se non si dimostrerà capace di raccogliere l’attenzione dei rappresentanti più sensibili di politica, amministrazioni, imprenditoria, finanza e mondo del lavoro. Sono del tutto consapevole dei limiti delle nostre forze e delle difficoltà del momento; ma è proprio per questo che ritengo utile combattere ogni riduzione degli obiettivi e qualsivoglia inerzia per favorire con forza e convinzione la ricerca di soluzioni avanzate. Nella sfida generale verso il competitivo futuro prossimo non può essere che la qualità a fare la differenza: l’uso intelligente delle tradizioni, della cultura identitaria, gli sforzi sperimentali, gli interventi innovativi, la individuazione e valorizzazione delle potenzialità latenti. Anche e soprattutto in architettura. Una società colta vive meglio; una comunità colta sostiene la buona architettura, vuole acquisire gli strumenti per valutarla, vuole trovare gli spazi per discuterla, vuole viverla. Avere buona architettura, infatti, significa vivere meglio.