L’architettura nelle aree militari di Piacenza

Recensione del libro di Tommaso Ferrari. A cura di Gian Piero Calza

Esiste - o è mai esistita – un’architettura che si possa definire “militare”?

La dismissione delle aree militari a Piacenza, e la loro auspicata reintegrazione nel tessuto urbanistico ed edilizio della città, porta a considerare anche la consistenza del patrimonio architettonico che le accompagna. E’ pertanto giustificata e meritoria la ricognizione che Tommaso Ferrari ha condotto all’interno di tali aree per individuarne la qualità architettonica presente. Ma a noi che oggi apprezziamo il risultato di tale ricerca, si pone una domanda: può - o deve - l’architettura presente all’interno delle aree militari essere qualificata come “architettura militare”? Più radicalmente ci si può chiedere: esiste - o è mai esistita – un’architettura che si possa definire “militare”? Cioè non solamente costruita da militari (committenza specifica) ma anche destinata a scopi di carattere militare (destinazione d’uso specifica) e costituita di organismi edilizi con caratteri costruttivi e stilistici (tipologie e morfologie specifiche) distinguibili da quelli dell’architettura civile.
Dall’analisi interna alle aree militari di Piacenza sembrano essere presenti le due forme di organismi architettonici: quelli che appartengono a un repertorio di carattere civile – in alcuni casi anche religioso – e quelli che si possono definire propriamente di carattere militare. Quest’ultimi – le mura, le porte, i baluardi, la cittadella – provengono da una storia (della città) e da una disciplina (delle costruzioni) che dal Rinascimento in poi ha preso il nome di Architettura – Urbanistica - Militare.

Trattatistica  e rinnovamento dell’appartato difensivo nel Rinascimento

L’introduzione delle armi da fuoco (fine ‘400 inizi ‘500) ha reso del tutto inadeguate le fragili fortificazioni urbane del Medioevo; le città italiane – Piacenza non ultima – hanno dovuto rinnovare in fretta il proprio apparato difensivo. Lo si è fatto in base ai principi di una nuova disciplina costruttiva che ha trovato la propria sistemazione teorica in una serie di trattati sull’Architettura militare (basti ricordare il De Marchi, il Maggi Castriotto, il Cataneo, lo Spekle, e i piacentini Cornazzano, Caverzaghi, Bolzoni) che hanno fatto da riferimento alla rigenerazione urbana del Rinascimento nell’intera Europa e all’avvio dell’urbanizzazione del Nuovo Mondo. A partire dalla trattatistica – in particolare italiana e dalle politiche urbane del ‘500, l’architettura militare diventa Pratica Urbanistica e l’Urbanistica diventa scienza delle fortificazioni. E’ questo che ci testimoniano a tutt’oggi, le tracce ancora esistenti, nelle aree militari in dismissione, degli interventi di fortificazione attuate a Piacenza durante il dominio dei Farnese prima, e degli Austriaci poi.

Manualistica e architettura militare dell’otto-novecento

Il problema di fortificare la città, al centro dell’urbanistica e dell’architettura militare, perde importanza con l’avvento della rivoluzione industriale. Nuove funzioni e quindi nuove attrezzature ossia nuove tipologie edilizie vengono ad insediarsi nel cuore delle aree urbane ora investite da un processo di crescita vertiginoso che ben presto rende ogni limite fisico – le mura in particolare – un ostacolo all’espansione della città. Le costruzioni di carattere militare: caserme, depositi, arsenali, scuderie, corpi di guardia, non sono altro che alcune delle nuove e diverse tipologie edilizie che devono trovar sede negli angusti isolati dei tessuti urbani precedenti; così come le forme esterne che i nuovi organismi edilizi verranno ad assumere non trovano riscontro nei repertori stilistici e ornamentali dell’architettura tradizionale. Il rinnovo tipologico degli edifici, dovuto all’introduzione sulla scena urbana di nuove attrezzature funzionali ha comportato il rinnovo del linguaggio architettonico accompagnato dall’adozione di nuove tecniche costruttive e di nuovi materiali. Nasce quindi anche una nuova trattatistica, che meglio dovrebbe definirsi manualistica, destinata a diffondere – ma anche a sistematizzare – un repertorio di elementi costruttivi, distributivi, stilistici, che non trovano spazio nella trattatistica classica precedente. La gran parte degli edifici presenti nelle aree militari dimesse di Piacenza, di formazione otto – novecentesca riflettono puntualmente questa cultura architettonica codificata dai manuali professionali più diffusi (quelli del Casali e del Formenti, ad es.), circostanza ben documentata dall’analisi comparativa condotto nella monografia di Tommaso Ferrari.
La riappropriazione delle aree militari di Piacenza, da parte della città, può diventare, grazie  a studi come questo, anche la riappropriazione del loro significato storico da parte di chi abbia a cuore la conoscenza della città e della sua architettura.

Di: Gian Piero Calza